Cerca

ADONE

Il mito di Adone e dell'anemone

Il mito di Adone, che possiamo anche chiamare mito dell’anemone, è una storia che racconta dell’amore tra Adone e Venere (Afrodite, secondo la tradizione greca) e dell’omaggio della dea al suo amato dopo la sua tragica e prematura scomparsa, che dal suo sangue fa spuntare un bellissimo ma fragile fiore: l’anemone.

Anemos in greco è vento e infatti l’anemone è detto anche fiore del vento, a simboleggiare la sua effimerità – come la vita del nostro protagonista, poiché fiorisce per poco tempo – e la sua delicatezza, per la facilità a piegarsi e a disfarsi nelle folate. Questo mito rientra tra quelle che noi chiamiamo curiosità mitiche, di cui fanno parte leggende come quella della zampogna, dell’alloro e tante altre ancora.

Mito di Adone e Venere: l'anemone

Chi era Adone

Il nostro protagonista è un personaggio della mitologia greca frutto di una storia controversa e incestuosa; infatti egli è figlio della principessa Smirna, chiamata anche Mirra, e di suo padre, il re Cinira – oppure Tiante, secondo altre versioni, mentre secondo altre è figlio di Fenice e Alfesibea.

La leggenda di Smirna, caduta innamorata di suo padre per volere di qualche divinità, racconta l’inganno della fanciulla nei confronti di suo padre, con l’aiuto della sua balia, per ottenere ciò che più bramava. Ma l’ignaro re, quando finalmente scoprì chi gli stava davvero scaldando il letto, condannò a morte Smirna, che fuggì chiedendo aiuto agli dèi.

La fanciulla fu così trasformata in un albero, dal quale piangeva infinite lacrime che stillano ancora oggi dalla corteccia e alle quali è stato dato il nome di…mirra. Si tratta appunto del mito di Mirra, dal quale nasce il mito di Adone, perché la principessa era rimasta incinta e dall’albero in cui era stata ormai trasformata si aprì una spaccatura dalla quale nacque un bimbo, di una bellezza talmente fuori dal comune che oggi è usato come termine di paragone per uomini avvenenti: Adone, appunto.

Adone e Venere

Il bimbo era così bello che Afrodite, di nascosto, lo prese e lo nascose in un cesto. Non potendo occuparsi lei stessa del neonato, anche per paura che qualche altra divinità lo volesse per sé, lo affidò alle cure di Persefone, che ne restò innamorata a sua volta e non volle più restituirlo ad Afrodite. Le due donne non riuscivano a trovare un accordo e così intervenne Zeus, che divise l’anno in tre parti: ad ognuna di loro spettava un terzo dell’anno da passare con Adone, e durante l’ultima parte, il fanciullo, ormai cresciuto, poteva star da solo. Ma Adone finì per trascorrere anche la sua fetta dell’anno insieme ad Afrodite.

Infatti Afrodite si innamorò perdutamente di lui, forse anche a causa di una freccia di Eros che la colpì per sbaglio, e ad ogni sua abitudine ormai preferiva il giovane e bellissimo ragazzo. Trascorreva giornate intere con il fanciullo, senza più mettere piede a Cipro, a Citera o sull’Olimpo. 

Per l’amore di Adone arrivò anche a fargli da compagna nelle battute di caccia, mettendolo però in guardia dall’inseguire le belve feroci come cinghiali e leoni, e avvertendolo di cacciare solo gli animali di più facile preda, come lepri e cervi.

La dea greca Afrodite o Venere e Adone
Adone e Afrodite

Ma quasi come se la dea se la fosse tirata, Adone si trovò a cacciare proprio un cinghiale, stanato dai suoi cani. Il giovane scoccò un dardo che colpì la bestia, ma non in modo sufficiente a ucciderla sul colpo, anzi, servì solo a farla inferocire. Il cinghiale si lanciò immediatamente all’inseguimento del suo predatore, lo raggiunse e lo travolse azzannandolo, per poi lasciarlo ferito a dissanguarsi.

Afrodite accorse immediatamente in preda alla paura e alla preoccupazione, ma purtroppo non poté fare nulla se non disperarsi mentre la vita abbandonava il suo amato.

Alcune varianti della leggenda narrano che il cinghiale fosse in realtà il dio Ares (Marte), mutato in questa forma per uccidere Adone in preda alla gelosia.

Anemone mito: l'anemone fiorisce dal sangue di Adone
L'anemone fiorisce dal sangue di Adone

La dea decise però di rendere indelebile la memoria di Adone e del dolore per la sua morte. Fece sì che dal sangue colato, su cui ella sparse nettare profumato, nascesse un fiore, dello stesso colore del suo sangue. E’ l’anemone, dal greco vento, detto appunto fiore del vento, poiché, proprio come la vita dell’affascinante giovane, dura poco per la sua fragilità e facilità a disfarsi nel vento.

Tag dell'articolo
Miti e leggende correlate

Ti è piaciuto questo articolo?

Clicca sulle stelline per votare!

Average rating 0 / 5. Valutazioni: 0

Ancora nessuna valutazione! Sii il primo a votare.

0
(0)
guest

0 Commenti
Newest
Oldest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments
0
Lascia un commento, ci piacerebbe sapere cosa ne pensi!x