ARGO PANOPTES
Chi è Argo Panoptes, l'onniveggente dai cento occhi
Argo Panoptes è un gigante ed è un bovaro, cioè pastore di bestiame, ricordato soprattutto per la sua caratteristica più singolare: possiede cento occhi (oppure quattro, secondo alcune versioni meno diffuse del mito).
Il suo nome non lascia spazio a dubbi. In greco, infatti, “Panoptes” significa “onniveggente”, colui che vede tutto. E come potrebbe essere altrimenti? Ad Argo nulla sfugge, perché i suoi occhi riposano soltanto due alla volta, garantendogli una sorveglianza praticamente continua.
Le sue origini cambiano a seconda dei poeti che ne scrivono. In base alle testimonianze, Argo è considerato figlio di Gea, la Terra, oppure di Argo e Ismene, di Arestore o ancora di Ecbaso.

Il mito di Argo Panoptes
La vicenda più celebre che lo vede protagonista è legata alla fanciulla Io e, indirettamente, al mito della coda del pavone.
Dopo che Zeus trasforma Io in una giovenca per nasconderla alla gelosia di Era, la dea ottiene dal marito l’animale in dono e decide di affidarlo proprio ad Argo Panoptes. D’altronde, se c’è qualcuno capace di impedire a Zeus di avvicinarsi nuovamente alla ragazza, quello è il guardiano dai cento occhi.
Argo svolge il suo compito con estrema diligenza. Durante il giorno lascia pascolare Io, mentre di notte la tiene incatenata. Nessuna possibilità di fuga, nessuna distrazione.

Quando Io riesce a raggiungere il fiume Inaco e a farsi riconoscere dal padre tracciando segni sulla sabbia con gli zoccoli, la situazione si complica ulteriormente. Inaco è disperato e Argo, stanco delle sue lamentele, interviene come farebbe qualsiasi bovaro: allontana la giovenca e la conduce via.
La morte di Argo Panoptes
A questo punto Zeus decide di risolvere il problema alla radice e incarica Ermes di eliminare il fedele guardiano.
Ermes si presenta travestito da pastore, indossando i suoi calzari alati e guidando alcune caprette rubate lungo il cammino. Tra canti e melodie suonate con la zampogna, riesce a conquistare la simpatia di Argo, che lo invita a sedersi accanto a lui.
Per tutta la giornata il dio racconta storie, canta e suona, sperando di ottenere ciò che sembra quasi impossibile: far addormentare l’onniveggente. Finalmente Argo, ormai assonnato, gli chiede di raccontargli l’invenzione della zampogna. Mentre ascolta il racconto, si addormenta. Ermes, per sicurezza, approfondisce il sonno con la sua verga e poi lo decapita.
Per questa impresa il dio riceve l’appellativo di Argeifonte, cioè uccisore di Argo.
Gli occhi di Argo sulla coda del pavone
La morte di Argo Panoptes segna la fine del suo ruolo di guardiano, ma non della sua storia.
Era, profondamente dispiaciuta per la sorte del suo fedele servitore, raccoglie tutti i suoi occhi e li colloca sulla coda dell’animale a lei sacro: il pavone. È proprio da questo episodio che nasce il mito secondo cui la splendida coda del pavone, costellata di macchie circolari, ricorda i cento occhi dell’onniveggente Argo.
