LE TRE GRAZIE - LE CARITI
Le Cariti, che i romani conoscevano e chiamavano le “tre Grazie”, sono generalmente considerate tre divinità minori che hanno il compito di presiedere alle gioie della vita, ai piaceri e, più in generale, a tutto ciò che è bello e piacevole. Sono inoltre compagne delle Muse e delle dee Afrodite ed Era, e fanno parte del loro seguito. I loro nomi tradizionali sono Aglaia (Gioia), Eufrosine (Gioia della Festa) e Talie, o Talia (Festa); quindi no, non si chiamano Grazia, Graziella e… insomma, avete capito.
Le rappresentazioni più comuni le dipingono come tre donne nude che danzano in cerchio tenendosi per mano.

Genealogia delle Cariti (le tre Grazie)
La tradizione più diffusa ci racconta e ci spiega che esse sono figlie di Zeus e dell’oceanina Eurinome, come potete anche vedere dando un’occhiata all’albero genealogico che trovate a questo link; però, sulle Cariti esistono diverse fonti e versioni, che in alcuni casi riportano anche nomi differenti rispetto a quelli più noti. Secondo alcuni autori sarebbero figlie di Dioniso, secondo altri invece di Era, mentre altri ancora le considerano figlie di Elio. Omero, da parte sua, cita una Kharis (che potrebbe anche essere intesa come il singolare generico di “Kharites”, ossia “Cariti”) e una Pasithea.
Secondo Omero è Kharis a sposare Efesto, mentre secondo Esiodo la moglie del dio del Fuoco sarebbe invece Aglaia. Sappiamo però che, sempre stando alla tradizione omerica, la moglie di Efesto è Afrodite; questo dettaglio potrebbe anche far pensare a una possibile fusione della dea con una delle Grazie. In effetti il culto delle Cariti era molto diffuso nell’antichità e, a seconda dei luoghi in cui veniva praticato, si possono trovare nomi diversi associati alla loro divinità.
L'autorita' delle tre Grazie
La presenza delle tre Grazie garantisce che la “gioia” che esse portano con sé — come la bellezza, la gioia stessa, l’allegria, la musica e le danze, il divertimento, e così via — venga percepita in modo forte e chiaro, sia che la stiano donando a un singolo individuo, sia che la stiano diffondendo tra tutti i presenti ad una festa.
Ma la loro “funzione” non si esaurisce qui; oltre a favorire una gioia più generale e condivisa, possono anche concedere in modo individuale alcuni doni specifici.

Un esempio molto evidente sono i poeti: se l’ispirazione e la conoscenza erano richieste alle Muse, la bellezza con cui essi rappresentavano e narravano le cose veniva invece donata dalle Cariti. Questo principio si applicava anche alla vita sociale: la sicurezza di sé nel parlare e nell’esprimere un concetto, la saggezza che si ritrova in un discorso, l’eleganza che una persona riusciva ad emanare, e così via…
Insomma, l’autorità delle tre Grazie è vasta e complessa, ma è facilmente condensabile nel termine “portatrici di gioia”.