Cerca

IO

Io, oppure Iò, è una ninfa Naiade, sacerdotessa di Era, comunemente detta figlia del fiume Inaco, anche se alcune fonti dicono che sia figlia di Iaso, oppure di Pireno. Da lei e Zeus nasce Epafo, nonno di Agenore, il quale sarà padre di Europa, Cadmo, Fenice e Cilice. Prometeo, incatenato sul Caucaso, profetizza ad Iò che da lei discenderà colui che lo libererà dalla sua tortura; questo perché dalla discendenza di Epafo si arriverà a Perseo, dalla cui discendenza si arriverà poi ad Eracle, colui che appunto libererà Prometeo.

Discendenza di Epafo albero genealogico
La discendenza di Epafo

Il mito di Zeus e Io

Quando si parla delle avventure amorose di Zeus, c’è quasi sempre uno schema ricorrente: il re degli dèi vede una fanciulla, escogita un piano improbabile per conquistarla e, inevitabilmente, Era scopre tutto e se la prende con le malcapitate. Questa storia non fa eccezione. Anzi, il mito di Zeus e Io è probabilmente una delle vicende più sfortunate tra quelle legate alle conquiste del sovrano dell’Olimpo.

La storia inizia con la fanciulla che sta tornando a casa, quando Zeus la attira in un bosco. La ragazza capisce subito che qualcosa non va e tenta di fuggire, ma il padre degli Dèi le si para davanti. Per evitare occhi indiscreti — soprattutto quelli della moglie — Zeus avvolge il luogo in una fitta nebbia, sperando così di nascondere quello che sta accadendo.

Peccato che Era conosca molto bene suo marito. Dall’alto dell’Olimpo osserva l’Argolide e nota immediatamente quella strana foschia comparsa dal nulla. E siccome Zeus non è esattamente famoso per la discrezione, la dea capisce subito che c’è qualcosa di sospetto. Così scende rapidamente sulla terra e fa diradare la nebbia.

Zeus e Iò
Zeus e Io

La metamorfosi di Iò

Zeus però riesce ad agire appena in tempo. Per evitare di essere colto sul fatto, trasforma la ninfa in una giovenca. Un trucco rapido, improvvisato e decisamente poco rassicurante per la povera ragazza, che si ritrova improvvisamente trasformata in animale nel tentativo del dio di salvare sé stesso.

Era osserva la magnifica giovenca e, con un tempismo quasi crudele, chiede al marito di regalarle proprio quell’animale. Zeus si trova tra l’incudine e il martello: rifiutare significherebbe confessare immediatamente tutto, ma consegnare l’amante alla moglie equivale a condannarla. Alla fine sceglie la soluzione peggiore per la ragazza e accetta.

La guardia di Iò

Per impedire che Zeus tenti nuovamente di avvicinarsi alla fanciulla, Era affida la giovenca ad Argo Panoptes, il pastore dai cento occhi che tutto vede, celebre per essere praticamente impossibile da sorprendere. Argo sorveglia la ninfa continuamente: durante il giorno la lascia pascolare, ma la notte la tiene incatenata.

La vita della giovane diventa miserabile. Costretta nella forma animale, si nutre d’erba, beve dai fiumi e arriva perfino a spaventarsi del proprio muggito. In uno dei momenti più tristi della vicenda, Io raggiunge le rive del fiume Inaco, suo padre, e riesce a farsi riconoscere tracciando segni sulla sabbia con gli zoccoli.

Io affidata ad Argo Panoptes
Io affidata ad Argo Panoptes

Il padre Inaco è disperato, anche se sembra quasi più sconvolto dall’idea che la figlia debba ormai “sposare un bue” piuttosto che dalla trasformazione stessa. Argo, stanco delle continue lamentele, allontana Io come farebbe un normale pastore con il bestiame.

A questo punto Zeus decide finalmente di intervenire in modo più concreto e incarica Ermes di liberare la ragazza eliminando Argo Panoptes. Il messaggero degli dèi mette in scena un travestimento: si presenta da Argo come un semplice pastore che guida un gregge di caprette — rubate, naturalmente.

L'uccisione di Argo Panoptes

Il guardiano rimane affascinato dalla musica della zampogna e invita il nuovo arrivato a sedersi accanto a lui. Ermes coglie subito l’occasione e passa l’intera giornata a parlare, raccontare storie, cantare e suonare, tutto con un unico obiettivo: far addormentare il sorvegliante.

Poco alla volta Argo comincia a cedere al sonno. Prima di addormentarsi del tutto chiede a Ermes di raccontargli l’origine della zampogna. Il dio continua a parlare mentre il gigante chiude lentamente gli occhi. Per sicurezza, Ermes usa anche la propria verga per aumentare il torpore del guardiano e, quando Argo è ormai completamente addormentato, estrae la spada e lo decapita.

Da questo episodio Ermes riceve il soprannome di Argifonte, cioè “uccisore di Argo”.

Era, però, non prende affatto bene la morte del suo fedele servitore. Addolorata per la sorte di Argo Panoptes, raccoglie tutti i suoi occhi e li colloca sulla coda dell’animale a lei sacro: il pavone. Secondo il mito è proprio per questo che la splendida ruota del pavone appare ricoperta di decine di occhi luminosi.

Mito del pavone - occhi di Argo Panoptes

La persecuzione di Iò

Ma la vendetta della dea non finisce lì. Ancora furiosa, Era manda un tafano a perseguitare senza sosta la povera fanciulla trasformata in vacca. L’insetto tormenta Io continuamente, costringendola a vagare senza pace attraverso terre e mari.

Durante questa fuga interminabile, il passaggio della ragazza dà origine ai nomi di alcuni luoghi. Il mar Ionio viene associato al suo nome, mentre il Bosforo prende il significato di “passaggio della vacca”.

Dopo un lungo peregrinare, Io raggiunge infine il Nilo. Stremata, afflitta e ormai esausta, prega Zeus di mettere fine alle sue sofferenze. A quel punto il re degli dèi implora Era di mettere fine alle pene della fanciulla. La dea, finalmente, decide di cedere e permette a Io di riottenere la sua forma umana.

Terminato il lungo calvario, la ninfa può finalmente partorire Epafo, figlio di Zeus.

Informazioni essenziali

Nome Greco

Ιω (Io)

Nome Latino

Io

Ti è piaciuto questo articolo?

Clicca sulle stelline per votare!

Average rating 0 / 5. Valutazioni: 0

Ancora nessuna valutazione! Sii il primo a votare.

guest

0 Commenti
Newest
Oldest Most Voted
0
Lascia un commento, ci piacerebbe sapere cosa ne pensi!x